Una materia che nasce dai boschi
Nicola Cozzio nasce a Tione nel 1964 e vive a Spiazzo, in Val Rendena. Prima della scultura vengono i viaggi, la montagna, l’arrampicata, lo sci alpinismo e il parapendio: esperienze che nel tempo entrano nella sua ricerca personale e artistica.
Non frequenta scuole d’arte. La familiarità con il legno arriva dal padre falegname e, intorno ai venticinque anni, diventa una passione così forte da condurlo ad aprire un laboratorio di intaglio e scultura. Da autodidatta costruisce il proprio percorso attraverso l’esperienza, partecipando poi a simposi e concorsi in Italia e in Europa.
Il legno rimane la sua materia principale. «È la nostra materia», racconta: vivere nei boschi, circondati dagli alberi, rende quasi naturale sceglierlo. Ma naturale non significa semplice. Il legno, dice Cozzio, è vivo: va seguito, va assecondato. E soprattutto non perdona, perché ciò che viene tolto non c’è più.
Togliere, fino all’essenziale
Questa irreversibilità rende ogni intervento una decisione.
Nelle opere di Cozzio la forma non è un fine, viene dopo l’idea. Lo scultore stesso racconta di non voler essere legato a uno stile preciso, per restare libero di cambiare forma a seconda di ciò che desidera esprimere.
Nella serie presentata a Campiglio, questa ricerca si fa ancora più essenziale. Il lavoro avviene con il fuoco e con il tempo più che con gli strumenti tradizionali: un intervento minimo che modifica la superficie senza cancellare il carattere originario del legno.
È qui che la sottrazione diventa un linguaggio. Non aggiungere per rendere preziosa la materia, ma intervenire quanto basta perché la sua presenza acquisti forza.
Dalla superficie del legno alla luce della pietra
Accanto alle sculture, le creazioni di Spoleto Gioielli costruivano lo stesso pensiero attraverso una materia completamente diversa. La struttura del gioiello si riduce, quasi scompare, lasciando alla pietra spazio, luce e presenza.

Il legno porta con sé fibre, segni, memoria e trasformazione. La pietra restituisce trasparenza, durezza e luce. Non hanno bisogno di assomigliarsi per dialogare: ciò che le unisce è il gesto che sceglie di accompagnarle anziché sovrastarle.
Due linguaggi. Una stessa materia.
Lo scorso agosto, dentro Gioielleria Stedile, questo dialogo è diventato un incontro reale. Le superfici scure e segnate delle sculture di Cozzio hanno incontrato la luminosità delle pietre, in un allestimento costruito più sul contrasto che sulla somiglianza.
Era proprio questa distanza a rendere evidente il punto comune: la materia non come semplice supporto dell’opera o del gioiello, ma come protagonista. Legno e pietra conservano la propria identità; il lavoro dell’uomo ne modifica la forma, la luce o la superficie senza cancellarne la natura.
Una storia che appartiene a Campiglio
Raccontare Nicola Cozzio significa anche raccontare un legame con questo territorio. La Val Rendena, i boschi e la montagna non sono soltanto lo sfondo della sua vita. Entrano nella scelta della materia e nel modo in cui guarda il rapporto tra uomo e natura.
Un rapporto che appartiene profondamente anche a Madonna di Campiglio, dove il valore del territorio passa dalla capacità di riconoscerne le risorse, rispettarle e immaginare modi consapevoli di viverle e trasformarle. Il legno nelle mani di uno scultore, così come una pietra in quelle di un artigiano, porta con sé un’origine, una storia.
Dare valore alla materia significa anche conoscerla, rispettarne la natura e scegliere con attenzione il modo in cui trasformarla. Questo momento non cercava una risposta definitiva alla domanda da cui era partito. Ha lasciato piuttosto un’immagine: una scultura e un gioiello vicini, ciascuno fedele alla propria natura, uniti dalla scelta di lasciare alla materia lo spazio per raccontarsi.